Licenza UEFA al Parma come il blackout di Padova-Torino

Archiviato il campionato che domenica ha assegnato gli ultimi verdetti, a tener banco è ora la questione della mancata concessione della licenza UEFA al Parma classificatosi al sesto posto ai danni di un Torino clamorosamente settimo. La questione è piuttosto semplice: per ottenere tale licenza i club devono rispettare alcune clausole nella gestione societaria, come il FairPlay finanziario, la puntualità nel pagamento di stipendi e contributi, ecc. Nel caso specifico il Parma è reo di aver pagato in ritardo 300 mila euro di Irpef su acconti versati a propri tesserati in prestito presso altro società, credendo in buona fede che tali imposte potessero essere liquidate entro il 30 giugno e non il mese successivo al pagamento di tali emolumenti.

E’ utile sottolineare come questi ritardi non siano imputabili a situazioni di crisi finanziaria ed economica del club, infatti gli emiliani sono una delle società più sane e solide di tutta la serie A, grazie all’opera di risanamento ormai più che decennale portata avanti dal presidente Ghirardi, e che probabilmente sarebbe anche credibile che questo ritardo, di una cifra tra l’altro bassissima, possa essere imputabile ad una svista, ma è anche vero che la legge non dovrebbe ammettere ignoranza e che in una società che fa girare decine di milioni di euro ogni anno, spendere qualche migliaio di euro in più per un fiscalista che eviti certi errori sarebbe il minimo.

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Esiste un regolamento ed esistono delle sanzioni, e purtroppo per l’ammissione alle competizioni europee le normative sono molto rigide, pertanto sarebbe stato utile per il Parma conoscere a fondo le norme fiscali, in modo tale da non avere ostacoli per ottenere la licenza UEFA. Se ai parmigiani l’Alta Corte Federale del Coni concedesse la licenza, pur mancando una delle condizioni necessarie, ovvero la puntualità nel pagamento delle imposte, come potrebbero reagire le altre società come Atalanta, Fiorentina, Inter, Juventus, Lazio, Milan, Napoli, Roma, Sampdoria, Torino, Udinese e Verona, che l’hanno invece ottenuta in prima istanza, rispettando alla lettera il regolamento? Si creerebbe un precedente scomodo per cui chiunque potrebbe decidere quando pagare le imposte senza correre il rischio di vedersi negata la partecipazione europea.

In tal caso anche la giustificazione della buona fede, che porterà i gialloblù a ricorrere alla corte suprema del Coni contro la mancata concessione della licenza, pare essere piuttosto debole per i motivi sopra citati, in primo luogo perché se altre 12 società hanno rispettato tutte le clausole, non si spiega perché il Parma non lo abbia fatto, e soprattutto perché non si è mai visto in nessun posto che le sanzioni o le penalizzazioni possano venir annullate perché l‘errore è stato fatto in buona fede, un po’ come se ci arrivasse un autovelox e facessimo ricorso sostenendo, magari anche a ragione, che in quel momento il nostro tachimetro fosse rotto e quindi in buona fede noi pensavamo di essere nei limiti. Ovviamente la multa resterebbe, così come sarebbe giusto che il Parma venga esclusa dall’Europa League, come la normativa prevede.

Ricordate cosa successe al Torino nel 2011 quando, a causa di un blackout dell’impianto di illuminazione dello stadio Euganeo di Padova che costrinse l’arbitro ad interrompere la gara a metà del secondo tempo, presentò ricorso chiedendo la vittoria a tavolino, come le norme prevedono? La corte di giustizia federale della Figc accolse il reclamo del Padova contro la decisione del giudice sportivo di Serie B, annullando lo 0-3 stabilito a tavolino ai granata e ripristinando il risultato del campo, solo ed esclusivamente per un errore di forma nel ricorso presentato dai granata, ovvero mancava il reclamo formale che il capitano del Torino doveva fare all’arbitro subito dopo la sospensione della partita. Quindi nel merito il Torino avrebbe avuto ragione in pieno, ma un errore formale, dovuto sicuramente alla buona fede e alla disinformazione, fece si che il ricorso, legittimamente inoltrato dai granata che avevano nel merito il pieno della ragione, venne respinto per un vizio di forma. Quei tre punti fecero poi perdere al Toro il primato in classifica del campionato cadetto concluso dietro al Pescara.

La telenovela Parma-licenza UEFA, se pur tratta argomenti completamente diversi può essere assimilabile a quel che successe in quel famoso Padova-Torino, nel senso che nel calcio, come nel lavoro, come nella vita, l’ignoranza e la buona fede non sono ammesse, e spesso a causa di questo si può essere danneggiati in misura molto maggiore di quanto in realtà lo si meriti, però un regolamento esiste e andrebbe rispettato, e se 12 società lo hanno fatto, perché il Parma non lo ha fatto? Non possono bastare la buona fede, i sorrisi e un culatello per aggiustare degli errori che non dovrebbero esister visto che si parla di società professionistiche. Ma siamo in Italia, e qui tutto può succedere…

 

Comments

  1. Calma&Gesso says

    Per la giustizia ordinaria l’operazione del Parma è legittima in quanto si tratta di acconti per i quali non va pagata l’IRPEF anticipatamente. La FIGC (1° e 2° grado) ritiene invece che non si tratti di acconti ma di stipendi saldati. I contratti firmati con i calciatori invece sono chiari SI TRATTA DI ACCONTI con un saldo finanziario al 30 giugno, ma nei primi gradi di giudizio nessun funzionario della FGCI ha voluto guardare le carte che rispettano la giustizia ordinaria e sono andati avanti con la teoria dello stipendio. Si sostituisce al fairplay la rigidità per far vedere che si è bravi a fare il proprio lavoro. Davanti al CONI il Parma potrà presentare conti e contratti e a quel punto (a parte se la malafede ci mette lo zampino e se il CONI non vuol far passare da incompetenti la FGCI), il Parma ne uscirà pulito con tante scuse. Inutile quindi fare paragoni con altri casi o altre squadre, o peggio urlare alla frode fiscale. L’IRPEF sugli acconti non si paga al momento del pagamento dell’acconto. Poi ognuno costruisce i castelli che vuole e getta fango dove vuole. Cordialmente

    • silvio says

      rispondo volentieri cercando di chiarire un concetto. L’acconto per un calciatore, come per un qualsiasi dipendente deve essere dato assieme ad un cedolino di busta paga e quindi è soggetto alle normali tasse previste dalla legge. Quando riceverà il saldo il cedolino dovrà riportare in detrazione gli acconti ricevuti che andranno a ridurre l’imponibile e pertanto le tasse da pagare saranno effettivamente quelle della somma recepita al saldo. Per concludere i pagamenti irpef si fanno entro il 15° giorno del mese in cui si riceve la somma di denaro. Non significa nulla acconto o saldo. posso anche chiedere un anticipo sulla liquidazione e al momento che la ricevo pago le tasse. Mi spiace per Calma&Gesso, ma credo che non sei documentato e afferrato in materia

  2. Massimo says

    Bellissimo commento “double-face ” come verrà giudicato dal collegio giudicante. Siamo alla vigilia della coppa del mondo e di tempo per reclami e’contro reclami non ce ne è’ .Pertanto le cose non penso che cambieranno. Sono granata e mi piacerebbe la massima trasparenza. Staremo a vedere! Se ci saranno novità’ importanti lo sapremo dopo il campionato del mondo.

  3. Maurino says

    Da granata preferirei che si rispettasse il risultato del campo (delusione cocentissima)…ma mi auguro da italiano che si facciano le cose per bene e si cominci tutti a imparare e rispettare le regole.
    Indi per cui che sia fatta chiarezza totale e che vada in europa league non il piu’ furbo o piu’ comodo ,bensi’ chi ne ha diritto sportivo e legale … detto questo martedi’ sapremo tutto.
    Cosi’ come non c’e’ stato biscotto sportivo che non ci sia nemmeno giuridico.

  4. Giuseppe Cardillo says

    Qualunque emolumento (a nulla rilevando che si tratti di saldo o di acconto) è soggetto ad una ritenuta fiscale che deve essere versata entro il 16 del mese successivo a quello in cui avviene il pagamento. Se tale versamento non viene effettuato si viola la norma fiscale ( in quanto non si versano imposte) e altresì viene violata una norma di tipo penale, stante che si incorre nel reato di appropriazione indebita. Infatti ai percettori viene trattenuta una somma per l’erario che poi non essendo versata genera quel tipo di reato anzidetto. Pertanto se il Parma è incorso in tale violazione trattasi di una violazione gravissima, non scusabile in quanto tale norma e generalmente nota, anche ai non esperti fiscalisti.

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