Ferguson è un’altra cosa. E anche Klopp

Conte lascia la Juve e la notizia non può che turbare e gettare nello scompiglio tutto l’ambiente bianconero. Conte è il condottiero, l’uomo simbolo e maggior artefice della rinascita bianconera dopo il dramma di farsopoli. Conte è colui il quale ha fatto capire non solo ai propri giocatori ma anche, spesso, a dirigenti e tifosi cosa significasse essere la Juve. Perché lui lo sa, l’ha sempre saputo, sin da quando, poco più che ventenne, realizzò il sogno di indossare quella maglia per la quale tifava sin da bambino. Indossandola fino a diventarne il Capitano negli anni del dominio assoluto in Italia e nel Mondo.

Il suo addio ha gettato tutti nello sconforto. Perché nessuno ci credeva davvero fino in fondo. Perchè tutti sognavano un Conte alla Ferguson. Già, Sir Alex che ha preso il Manchester United quando era una gloriosa squadra inglese e nulla più, e l’ha portata sul tetto del mondo, prendendo come spunto proprio quella Juve, quella di Lippi, di cui Conte era il Capitano. 25 anni alla guida della stessa squadra, gestendone la rinascita, i cicli vincenti, gli anni di transizione e quelli della ricostruzione, fino al ritorno alla vittoria, una storia lunghissima e non sempre agevole, interrotta solo a causa all’età del grande manager.

Conte, a dir la verità, ci ha sempre tenuto a dire che lui è un professionista e, in quanto tale, avrebbe addirittura allenato l’Inter, se se ne fossero presentate le condizioni. Pertanto, da professionista qual’è, è ovvio che il suo gesto, le dimissioni spacciate per poi per “rescissione consensuale”, rappresenti la logica conseguenza di scelte societarie discutibili e miopi.

Certo, però qualcosa non torna. Intanto perché un professionista non abbandona la squadra che ha accettato di guidare, dopo 2 giorni di ritiro. Neanche in una squadra amatoriale accade. Un allenatore di Prima Categoria che a maggio ha accettato di guidare la squadra per la stagione successiva non si può dimettere a luglio. Neanche se non gli comprano le divise promesse, neanche se la società ritratta sui rimborsi preventivati. In genere capita che egli dica: ho preso l’impegno, vado avanti, poi a giugno le nostre strade si separeranno.

E poi non raccontiamocela, Conte ha dimostrato di essere un grandissimo allenatore, uno dei migliori, però ha potuto farlo proprio perché ha allenato la Juventus. E lui alla Juventus è arrivato non tanto per il fatto di aver ben impressionato nelle sue esperienze di Siena e Bari. No, nessuno arriva alla Juve dalla Serie B. Lui alla Juve è arrivato perché lui è Antonio Conte. In un momento difficile come quello da cui arrivava la Juve di Andrea Agnelli, era necessario un allenatore che godesse del credito incondizionato dei milioni di tifosi bianconeri.

Conte ha vissuto tre stagioni intense e travagliate, perché guidare la Juve non è cosa facile e guidarla quando vince è ancora peggio, visto che più la squadra torinese vince più, storicamente, diventa antipatica. E lui, peraltro, simpatico non si è mai neanche sforzato di esserlo. Anzi. Sono celebri le sue interviste nelle quali, senza peli sulla lingua, se l’è presa con chiunque avesse davanti, da Porrà in su. Per questo motivo sentirsi stressato non è sufficiente a spiegare l’addio. Le pressioni, se vuole fare l’allenatore e se vuole farlo da vincente, le avrà sempre, specie per il personaggio che egli stesso si è costruito.

fergusonE quindi se davvero lui è consapevole di essere stato, sì, l’artefice della costruzione di una Juventus nuovamente vincente, ma anche di essere diventato un allenatore conosciuto in tutto il mondo grazie all’opportunità che la Juve gli ha dato, allora non si spiegano certi suoi atteggiamenti. Dall’aver, ogni anno, distolto l’attenzione dal successo della squadra per porlo su sè stesso e sull’amletico dubbio rimango non rimango, all’aver abbandonato la nave il 15 luglio, quando era appena salpata (senza peraltro tutto l’equipaggio a bordo). Questi non sono atteggiamenti di chi è gobbo nell’anima prima di essere un grande professionista. No, caro Conte. Uno che realizza il sogno di allenare la squadra per la quale ha fatto il tifo da bambino e della quale è stato Capitano non deve certo firmare a vita per un tozzo di pane ma almeno dimostrare, lui sì, un minimo di riconoscenza.

Una riconoscenza, e anticipo così il commento del lettore, che la società gli ha già mostrato in più di un’occasione e questo è bene non dimenticarlo. Come quando la Juve lo ha difeso nonostante la squalifica per la vicenda del calcioscommesse (pur nell’assurdità totale delle accuse), o come quando gli ha comprato giocatori costosi come Giovinco e Ogbonna che si sono rivelati dei pacchi colossali pagati a peso d’oro.

Una vita alla Juve come Ferguson di sicuro no, in Italia non va così e le ambizioni di Conte, uno che non vuole mai essere dato per scontato, uno che lotta per ottenere quel che vuole, uno che vorrebbe alzare, anche da allenatore, i massimi trofei continentali, dimostrano che non sarebbe affatto possibile. Però qualcosa di più di così si. Concludere un ciclo, nonostante lui lo consideri già chiuso, e aprirne un altro, cercando di fare il meglio con quel che può avere.

Si dice che nel calcio moderno non ci sia spazio per i sentimentalismi e io per primo concordo con questo ragionamento. Ma esistono delle eccezioni. Esiste Ferguson, come detto ma esiste anche Klopp, uno che dichiara di voler restare al Borussia Dortmund fin quando non lo cacceranno e, di sicuro, per lui le offerte da parte dei top club europei non mancano. E questo nonostante gli vendano ogni anno uno o più dei suoi pezzi migliori.

Ecco, nel mio modo di pensare Conte avrebbe dovuto terminare il quarto anno alla guida della Juve per poi capire dove la società volesse andare a parare. Perché o qui stiamo a pensare che davvero dovrebbe John Elkann trasformarsi in novello emiro spendendo qualche centinaio di milioni di euro in giocatori che, peraltro, non è detto vogliano venirci a giocare, in Italia e nella Juve, e in questo caso è inutile ragionare, oppure ci rendiamo conto che la società Juve sta pianificando il futuro ed è l’unica società in Italia a reggere il passo con le altre squadre europee, nonostante le differenti potenzialità di spesa.

E se siete tra quelli che oggi dichiarano di non sentirsi più della Juve, di aver disdetto l’abbonamento a Sky o altre amenità simili beh, prima di dirvi arrivederci (perché tanto basterà qualche vittoria e salirete nuovamente sul carro, anche se a guidarlo è Allegri), vorrei chiedervi chi, in Italia, compra i giocatori che dovrebbe invece comprare la Juve. Il Milan? L’Inter? La Roma compra Iturbe, sì, perché si piega ad un’asta che non aveva senso (30 milioni per Iturbe? Maddai!) ma ricordiamoci chi ha venduto lo scorso anno e chi forse venderà adesso.

Grazie di tutto, Antonio Conte, grandissimo uomo e grandissimo allenatore e, un tempo, juventino vero.

 

Comments

  1. Andrea says

    Ne fai una questione di stile, quindi? Allora ripensa a come la società(Agnelli, Marotta eccetera…) ha trattato Del Piero. Conte doveva rimanere per un fatto sentimentale? Quando la Juventus è STORICAMENTE la società meno sentimentale del mondo? Conte ha sbagliato i tempi dell’uscita di scena, sicuramente, ma ha tutto il diritto di fare la scelta che ha fatto. Sono milanista, ma sportivo, e ammiro Conte da sempre e d’altronde i risultati parlano per lui.

    • Alessio says

      Sulla questione Del Piero la mia opinione è che sia stato mandato via da Conte. Un giocatore che è disposto a rinnovare in bianco, lo mandi via perchè l’allenatore non lo vuole o perchè l’ego di Agnelli è talmente grosso da sentirsi oscurato da Alex. La verità è che Agnelli. sbagliando i modi ovviamente, si è preso la colpa di aver mandato via Alex per evitare che i tifosi se la sarebbero presa con Conte, in un momento in cui avrebbero danneggiato la squadra. Conte ha fatto quello che ha fatto anche per l’amore incondizionato dei tifosi.
      Gli stessi tifosi che si ridicolizzano quando se ne escono con il #noAllegri. Madddaiii. Facciamolo lavorare. Conte e la juventus sanno le motivazioni, non di certo noi. Nessuno si mette nei panni della società in queste cose e non si condiserano mai le questini di bilancio e se un giocatore vuole o no effettivamente venire/restare alla Juve

  2. Alessandro says

    La juventus e’ la società meno sentimentale del mondo????be non mi sembra che il Milan sia altrettanto sentimentalista visto che nessuno tra i vari Gattuso Maldini Nesta Ambrosini ecc ecc tutte grandi bandire del Milan siano stati trattati in maniera molto diversa!!!!!ad esempio la juve con Nedved si e’ comportata in maniera diversa perché a un certo punto Nedved si e’ reso conto che l età avanzava e di smettere nonostante fosse più giovane di del Piero mentre del Piero a quasi 38 anni voleva ancora giocare e alla juve non avrebbe potuto farlo e vedere uno come del Piero in panchina era una cosa inaccettabile e quindi la società ha fatto le sue valutazione e del Piero ha continuato a giocare altrove!!!!che poi di colpo adesso conte guarda caso sta simpatico a tutti e tutti lo stimano!!!!ma per favore va non ci si comporta così verso una società che ti ha dato tutto sia da giocatore che da allenatore!!!!ormai doveva continuare e a fine anno a contratto scaduto lasciarsi in maniera più elegante!!!!io da juventino lo stimo come allenatore ma come persona in questo tre anni non ho mai sopportato troppi la sua arroganza anche se ammetto che forse e’ proprio questa la sua forza!!!!a mi ero dimenticato che con seedorf la società Milan non si è comportata in maniera molto elegante e sentimentale quindi non parlare della juventus come la squadra meno sentimentale del mondo,anzi forse fareste meglio a guardarvi un po’ ognuno in casa vostra prima di guardare in casa degli altri

  3. diego says

    Nessuno discute il diritto di Conte di fare le proprie scelte di vita e logicamente nessuno lo discute per i risultati. Ma l’unico caso che io ricordi di un allenatore che lascia la propria squadra durante il raduno è stato Prandelli quando era alla Roma ma lì le motivazioni erano ben altre, visto che aveva la moglie in stato terminale per un cancro e non sicuramente perchè il mercato non lo ha convinto. Mi spiace che se ne sia andato, ma da buon piemontese ti dico che tutti sono utili ma nessuno è indispensabile, e la Juve nei suoi 114 anni di storia ha vinto e continuerà a vincere, con o senza Antonio Conte.

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