Tifosi Toro: meno Superga e più abbonamenti !

Questa che sembrerebbe una frase provocatoria, non vuole fare il verso a quello che disse Fabio Caressa nella celebre intervista che lo portò all’attenzione dei tifosi del Toro nel maggio scorso dopo la partita pareggiata contro la Fiorentina, ma è una affermazione fatta da un tifoso bianconero durante il “podcast dei Faziosi“, ancor prima dell’intervista del telecronista romano. Parole che li per li hanno toccato la mia sensibilità di granata, legato in modo quasi morboso ai campioni vittime di quella tragedia, un affermazione che nasconde però un profondo senso di verità e descrive perfettamente quello che siamo noi tifosi granata, forse un po’ troppo simili alla nostra città, quella dei “boogianen“, nostalgici di un passato glorioso, ma soprattutto, sempre ad aspettare che qualcuno faccia per noi senza muovere un dito, ma molto bravi a lamentarci e giudicare.

Image1Se infatti scaviamo a fondo di un affermazione cosi forte, così come si potrebbe analizzare meglio ciò che ha detto Caressa qualche settimana dopo, non è complicato capire come il tifoso granata, sia molto più propenso ad andare a Superga il 4 maggio a celebrare la tragedia del ’49, oppure a scendere in piazza partecipando al corteo che nel 2003 ha portato circa 50.000 tifosi granata dal Filadelfia, passando per il Comunale, attraversando corso Re Umberto all’altezza della lapide dedicata a Gigi Meroni per poi giungere proprio a Superga, il popolo granata che si riversò nelle strade per contestare l’allora proprietario Cimminelli dopo una retrocessione clamorosa, la quarta negli ultimi quattordici anni, al motto “Possiamo tornare grandi“, un modo per dimostrare che il tifoso del Toro c’era e che mancava soltanto un imprenditore serio che prendesse a cuore le sorti dei granata per ridare lustro ad una storia che meritava sicuramente più che un Cimminelli e Romero qualsiasi, piazzati li solo per far danni; siamo però un po’ meno propensi invece ad essere parte attiva nel Toro del presente e ancor meno in quello del futuro.

Sono passati 11 anni da quel 2003 e per il Toro, questo lasso di tempo relativamente breve, è stato ricco di avvenimenti che ne hanno ulteriormente lacerato una storia che sicuramente meritava più rispetto, un esempio su tutti il fallimento del 2005 che andava a strozzare in gola la goia dei sostenitori per una promozione ottenuta con pieno merito contro gli “odiati” perugini, riprendendosi ciò che Rapaic e compagni avevano negato loro nello spareggio del 1998. Quella che poteva essere la fine del Toro, l’epilogo inglorioso di una storia meravigliosa, è diventata invece grazie all’acquisizione del titolo sportivo da parte lodisti (e qui davvero sarebbero da ringraziare a vita l’avv. Marengo & C. di cui nessuno parla più) e l’avvento del presidente Cairo, un occasione di rilancio grazie ad un imprenditore finalmente lontano dalla galassia FIAT, e voglioso di far bene.

Il presidente Cairo, partito con molti proclami e promesse si è però dovuto scontrare con le difficoltà che un imprenditore alle prime armi nel mondo del calcio, inevitabilmente deve affrontare, un ambiente in cui il bidone è dietro l’angolo e sono un po’ tutti pronti a “mungere la vacca finchè ha latte“. Dopo i primi anni, in cui sono stati spesi malamente tanti, troppi soldi con risultati che umiliavano ancor di più una tifoseria gia provata, il presidente ha cambiato rotta, e grazie all’aiuto di Ventura e Petrachi è stato in grado di creare una struttura societaria nuova, al passo coi tempi, ovvero quella di un club che “cammina con le proprie gambe“, con bilanci in attivo, in grado di autofinanziarsi grazie ad una gestione esemplare e soprattutto sono cominciati ad arrivare anche, i tanto agognati, risultati sportivi. Il Toro in 3 anni è passato dalle sfide al Tombolato in serie B, all’Europa League grazie a Ventura, Cerci, Immobile, ma soprattutto grazie ad una gestione oculata che ha permesso al club di riuscire a cedere giocatori importanti come Ogbonna e D’Ambrosio, senza indebolirsi, facendo cassa e trovando i soldi da reinvestire sul mercato.

Image4Ciononostante, arrivati a metà agosto con degli ottimi presupposti per la prossima stagione, con una campagna acquisti che ha visto arrivare al Toro diversi giocatori di prospettiva, tanti stranieri (cosa che al Toro non accadeva da anni e frutto di un lavoro di scouting eccezionale) e una certezza come l’ex Quagliarella, i dati pubblicati dalla Gazzetta dello Sport circa il numero di abbonamenti venduti sottolineano come i granata con 10.024 tessere staccate, siano soltanto al decimo posto nella classifica di vendita.  Ma  quel che fa ancora più specie è vedere come davanti al Toro ci siano squadre come Sampdoria (17.000 tessere), Fiorentina (19.000), Verona (13.500), Milan (15.000), Genoa (15.000), Cesena (10.628),  ovvero al di la dei viola, club con prospettive ben inferiori a quelle dei granata: perchè il Milan sembra ancora attendere l’anno zero che però tarda ad arrivare, la Samp finita nella mani di un presidente  un po’ “particolare”, un Genoa che con Preziosi non può certo dormire sonni tranquilli, il Verona che dopo l’exploit dello scorso anno ha venduto i suoi pezzi più pregiati e addirittura il Cesena che avrà come unico obiettivo quello di salvarsi all’ultima giornata.

E’ assurdo che questo Toro, questa società che è riuscita dopo vent’anni a far inorgoglire nuovamente la propria tifoseria, riceva però così poco in termini di abbonamenti, facendosi superare da squadre provinciali. Perchè dei 50.0000 che sono saliti a Superga 11 anni fa, chiedendo rispetto e urlando a gran voce “noi ci siamo ma manca una società“, solo un quinto di loro oggi ha sottoscritto l’abbonamento? Perchè delle migliaia di persone che ogni anno il 4 maggio salgono a Superga con la squadra, solo una piccola percentuale risulta essere tra gli abbonati dei granata? Perchè ogni martedi la Sisport è piena di tifosi che vanno ad acclamare i propri beniamini, oppure lo stadio si riempie contro il Parma nello spareggio Europa League e durante l’anno è desolatamente vuoto?

E’ chiaro che l’incertezza legata al caso Cerci possa aver inciso su questo dato, ma nel calcio moderno, dove in primo luogo contano i bilanci, è importantissimo che anche i tifosi facciano la loro parte, riempiendo lo stadio, sottoscrivendo l’abbonamento che tra l’altro  è tra i più economici di tutta la serie A, acquistino merchandising originale, per aiutare in qualche modo la società ad autofinanziarsi e anche per motivare maggiormente quei giocatori che sognano di giocare in una grande squadra. Il Toro deve diventare una grande e solo con l’aiuto del proprio pubblico può farlo, quei tifosi che sono super informati su ogni news legata al Toro, quei tifosi che affollano il ritiro estivo di Mondovì, che hanno riempito lo stadio contro il Brommapojkarna ma che ad oggi si sono scordati di fare la cosa più importante, abbonarsi per costruire insieme un grande Toro.

Lo stesso Ventura ieri a Mondovì ha ricordato che il Toro merita rispetto non per il grandissimo passato, ma per quello che fa oggi. Nessuno dovrà mai scordare da dove arriva e chi è, Superga ed il 4 maggio resteranno per sempre nella memoria di ogni tifoso granata, ed è giusto che Mazzola e compagni vengano onorati e celebrati, ma è necessario guardare avanti, pensare che il Toro oggi è quello di Urbano Cairo, Gianluca Petrachi, Giampiero Ventura e tutti i suoi giocatori che scendono in campo ogni domenica.  Dai tifosi quindi è lecito aspettarsi qualcosa in più per fare in modo che il Torino diventi un punto di arrivo e non solo un passaggio per giocatori in cerca di riscatto (vedi Immobile e forse Cerci). Il Toro può e deve tornare grande ma questo dipende anche da noi!

 

Comments

  1. LucianoGateaux says

    la crisi morde anche gli affetti più profondi….. Magari si va a vedere un allenamento (GRATIS) ma non si possono spendere 30€ per la Maratona o 50€ per le trasferte. Spiace ma è la realtà del momento!!

    SALUTI e FVCG

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