Olympiakos – Juventus: i perché dell’ennesima disfatta

Di quanto l’Olympiakos fosse alla portata della Juventus è inutile parlarne.

Di quanto la Juventus abbia giocato al di sotto delle proprie possibilità idem.

Di fronte all’ultimo mercoledì di coppa bianconero in stile Fantozzi è giunto il momento di mettersi a sedere e provare ad analizzare i perché di risultati così imbarazzanti da non sembrare manco veri;

LA TATTICA: “noi italiani siamo maestri di tattica” si diceva una trentina d’anni fa.

E si dice anche oggi, dimostrando un’ignoranza che fa spavento, ma il livello della critica calcistica attualmente è questo: in TV e nei giornali, di calcio parlano tutti tranne quelli che ne capiscono qualcosa, è proprio un requisito:

“non capisco una mazza di calcio”

“assunto”

Perciò in questo vasto mare di banalità e sciocchezze si ignora che la tattica ormai la studiano anche negli oratori dei paesini sperduti della kamchatka, e la studiano bene e si vede in campo.

IL MODULO: “il 3-5-2 non va bene per l’europa”

A questa banalità rispondo facendo notare che il Bayern che ha passeggiato sul campo della prossima squadra campione d’Italia (a proposito splendido il pezzo di Emiliano di 2 gg fa) ha giocato col 3-5-2… e allora?

Allora la verità è che il modulo giusto in assoluto non esiste.

Esiste il modulo giusto per i giocatori che hai.

I giocatori fanno il modulo e il secondo dev’essere necessariamente subordinato alle caratteristiche dei primi: se metti un chitarrista incapace a suonare, farà schifo pure Stairway To Heaven, se invece prendi un virtuoso potrebbe renderti piacevole perfino un pezzo di Gigi D’alessio.

E questo porta dritto al prossimo punto;

LA QUALITÀ DELLA ROSA: “non siamo così forti come crediamo”

Probabilmente è vero, la difesa mostra dei limiti e non basta la scusante dell’assenza di Barzagli, ormai sul viale del tramonto.
Gli esterni non spingono, ieri Asamoah non ha provato un dribbling che fosse uno, Lichtsteiner parliamoci chiaro è un gran corridore onesto di piede ma la virtù risiede altrove.

Il centrocampo però è la nota dolente, perché è là che ci aspettiamo la qualità che deve farti vincere le partite.
Lasciamo perdere Pirlo: a 35 anni quello che fa è pure troppo anche se trovo incomprensibile questo suo desiderio di ritornare in nazionale, che lo sovraccarica di trasferte e impegni di cui poteva fare anche a meno, visto che vanno a discapito della resa nel club.
Marchisio è forte e diligente, ma i campioni sono altri.
Vidal ci mette sempre tutto, è un campione non lo discuto ma a volte manca di lucidità, soprattutto in questo periodo.
Giorni fa il giornalista Mediaset Balzarini ha definito il rapporto Vidal-Juve quello di 2 separati in casa: comincio a temere che abbia ragione.
Pogba deve decidere cosa diventare da grande: se vuol essere un campione deve prendere in considerazione alcune cose tra cui l’idea di diventare parecchio più forte perchè queste sono le partite che deve azzeccare, e la scusa che “è ancora giovane” non durerà in eterno.

L’attacco: ieri Morata mi ha consolato, ma resta l’impressione che varcato il confine il nostro sport preferito diventi il tiro in bocca al portiere.

LA FORMA FISICA: “in Europa corrono tutti più di noi”

Questo è vangelo, sembriamo avere il fiato corto, sempre.
Allegri a fine partita ha detto di aver schierato Pirlo per rallentare l’azione e allentare la pressione dei greci, ma rimane sempre questa sensazione, non è la prima volta, che la nostra benzina duri la metà degli altri.

Non so se è colpa della preparazione, ma la differenza è lampante e per questo preoccupante.

IL CAMPIONATO POCO ALLENANTE: “la serie A è poco competitiva”

C’è un fondo di verità in questa affermazione, il campionato a 20 squadre è un’orgia mal riuscita, un aborto di campionato in cui anche 18 sarebbero troppe.

L’anno scorso dopo le prime 2 c’era il vuoto e parliamoci chiaro, dopo lo scontro diretto del 5 gennaio il campionato è finito, con la Roma che non è mai tornata davvero sotto, rimanendo sempre staccata almeno di 6 punti, per poi scivolare a 17.

Troppe partite con e avversarie che si “scansavano” per manifesta inferiorità.

Però non può essere solo questo il motivo: il Bayern Monaco gioca un campionato che a dicembre ha già vinto eppure in Europa se la gioca.

LA DISTANZA COI TOP TEAM: “non possiamo competere con chi ha il fatturato doppio al nostro”

pirlovidal

Anche questa frase è vangelo ma ci sono 2 considerazioni da fare:
1)   Contro i top team ce la caviamo sempre bene; niente umiliazioni stile Roma-Bayern
2)   Io non pretendo di vincere la Champion’s, ma almeno di passare in tranquillità il girone e se è vero che per la vittoria finale non possiamo competere con Real Madrid, Bayern Monaco, Chelsea e Barcellona è anche vero che le magre rimediate in questi 2 anni con squadre norvegesi, danesi, turche, greche, portoghesi, non sono scusabili.

L’ATTEGGIAMENTO: “regaliamo un tempo agli avversari”

Non riesco a farmene una ragione.

La Juve di Lippi giocava in Europa e in Italia con lo stesso atteggiamento oggi invece in Champion’s mandiamo le controfigure.
Partiamo molli, disattenti, impacciati, imprecisi sottoporta, pasticcioni, un disastro.
Aspettiamo di prendere il gol per svegliarci, per poi buttarci gli ultimi 20 minuti in attacco alla disperata.
La Juventus sembra scendere in campo con la convinzione di essere sempre più debole dell’avversario di turno per poi alla fine giocare come se lo fosse davvero.

Senz’altro, come detto prima, incontriamo squadre che corrono di più, più preparate tatticamente, più forti degli avversari medi italiani, ma non può essere solo questo.

Sembra esserci una paura di sbagliare, di imporre il gioco che inevitabilmente ci porta a subire quello degli altri, con le conseguenze che vediamo.

LA MALEDIZIONE: “è una coppa maledetta”

Questa frase mi fa imbestialire: la maledizione ti arriva e non te l’aspetti, noi le nostre disgrazie ce le andiamo a cercare con prestazioni oscene al limite del ridicolo. Riusciremmo a pestare una merda nel deserto, e vi assicuro che è impresa rara.

LA SOCIETÀ: “Elkann se ne frega, Agnelli non caccia i soldi, Marotta si deve dimettere”

Classico del tifoso buttarla in vacca alla prima occasione.
Quello juventino non fa certo specie, anzi sono sempre più convinto che siamo in troppi e lo spettacolo di idiozia che offriamo come tifoseria dopo ogni sconfitta o mezzo passo falso è ridicolo, ma così ridicolo da pensare che qualcuno lo faccia apposta per farci sembrare degli imbecilli completi.
Ci sono moltissime eccezioni per fortuna, moltissime, ma il tifoso gobbo medio è esattamente come vorrei che fossero i tifosi delle altre squadre per poterli prendere per il culo… non so se ho reso l’idea.

Quanto all’affermazione iniziale Marotta amministra al meglio i soldi che ha a disposizione e Agnelli spende i soldi che si può permettere di spendere, con risultati straordinari, dentro e fuori dal campo.

Non vorrete mica fare la fine dell’Inter e ritrovarvi con le pezze al culo, vero?

ARBITRI: “in Europa non avete gli arbitri a favore”

E questo è l’argomento tanto caro ai nostri amici con problemi di apprendimento.

Eh già… lo dicevano anche a Firenze a marzo, poi è arrivato Webb e il resto è storia.

Per fortuna un osservatore attento (Maurizio Romeo in questo articolo illuminante) ha fatto 2 conti che sfatano qualche mito tanto caro a giornali, tv e i beoti che gli vanno dietro.

Riassumendo anche quest’anno rischiamo di non passare il girone: servono 7 punti nelle prossime 3 partite e potrebbero non bastare.

Economicamente sarebbe il disastro, sportivamente pure ma andremmo a giocare nell’unica competizione europea che possiamo realisticamente provare a vincere.

Tra le 2 opzioni inutile dirvi che vorrei rimanere in CL, ma come sempre ci siamo complicati il cammino da soli e ora per uscire da questo ginepraio dove ci siamo infilati servirà un’impresa che attiene più alla sfera del divino che a quella sportiva.

Piuttosto che tifare cominciamo a pregare.

Comments

  1. Fabio F.C. says

    Caro Willy,

    concordo praticamente su tutti i punti, vorrei solo integrare quanto detto sull’atteggiamento.
    Da tempo dico per me il problema è mentale ma la causa è ambientale: non possono credere che l’Olympiakos sia superiore a noi (anche in una partita singola) o il Nordjelland ci debba costringere al sofferto pareggio.
    Una squadra del nostro livello queste differenze dovrebbe farle sentire e chiudere le partite ed i gironi senza rischio.
    E’ chiaro che Real Madrid, Barcellona, Bayern e altri ci sono superiori, ma non è possibile soffrire ogni volta in questo modo.

    Dico che il problema è ambientale perchè siamo noi, i famosi 14 milioni di tifosi, tutte le persone che compongono lo staff, dall’ultimo dei magazzinieri al presidente al direttore sportivo a Nedved (che Dio li abbia tutti in gloria e ce li preservi per tanto tempo) ad avere il “chiodo nelle carni” della Champions.
    Saranno le finali perse (sorvoliamo sul come), saranno i trionfi degli altri, tutti quanti vogliamo solo una cosa: il risultato in Champions.
    Quante volte hai sentito “me ne frego dello scudo, voglio la Coppa!” oppure “darei X scudetti per 1 Champions?”.
    Nelle interviste post-partita Tevez e Pogba hanno ammesso che in Coppa ci manca qualcosa a livello mentale.
    La domanda è: che cosa scatena nei giocatori questa ansia, questo freno mentale? Tevez ha vinto Libertadores, Champions, Intercontinentale; Pirlo, Buffon e Barzagli sono anche campioni del mondo; tanti altri hanno esperienze e vittorie importanti.
    Non è onestamente giustificabile il pensiero che sentano la pressione psicologica dell’Olympiakos, del Nordsjelland, o che il Copenhaghen ti metta alla corda.
    Da quando siamo tornati a vincere, la Champions migliore è stata la prima di Conte, dove noi tornavamo a giocare la Champions e l’attesa -se ricordi- era poca.
    L’idea era passare il girone e poi vedere che succedeva.
    Ed infatti siamo stati buttati fuori dal Bayern che in sei mesi avrebbe vinto Champions e Mondiale per Club. In quel caso sì, siamo arrivati fino a dove potevamo (e con un sorteggio migliore, beccando Malaga o Galatasaray magari si poteva ambire alla semifinale).
    L’anno successivo siamo rientrati nel nostro dramma mentale: rosa migliorata, aspettative più alte.
    Buone partite col Real, pareggio a Copenhangen ed i due drammi col Galatasaray.
    Adesso la storia sembra ripetersi: giochi bene con l’Atletico ma perdi, poi sbagli tutto con l’Olympiakos, con uno sconcertante vuoto mentale per un’ora.
    L’anno in cui abbiamo fatto meglio è quello in cui non ci aspettavamo niente.
    Con Conte, l’allenatore motivatore ed aggressivo, il secondo anno di Champions non abbiamo fatto meglio di quanto stiamo facendo ora con Allegri, allenatore sereno, sorridente, rilassato, che responsabilizza i giocatori più che accentrare tutto su sè stesso.

    Sintetizzo tutto il discorso.
    La domanda che mi pongo, ti pongo e dovremmo porci tutti:
    non è che siamo noi a scaricare sulla squadra in maniera completamente inconscia tutte le nostre ansie, tutte le nostre paure, e tutta la nostra voglia di avere ottenere finalmente un risultato straordinario, al di sopra di tutto?

    Saluti!

  2. willy signori says

    Ciao Fabio;
    concordo con quanto hai scritto.
    c’è da notare che le ultime 2 stagioni decenti di CL sono state quella di Ranieri e la prima di Conte, dove eravamo outsider senza nessuna pretesa, giocavamo con la serenità di chi non ha nulla da dimostrare.
    io capisco le pressioni ma se vuoi giocare senza pressioni allora ti chiami shaktar o basilea.
    se invece sei la juve devi lavorare con l’ambizione (e questo porta pressioni) di vincere la champion’s.
    non oggi ma domani.
    e se sei la juve devi stare davanti ai tuoi tifosi, non dietro, devi dettare tu il pensiero, non fartelo imporre dalle paure dei supporter.
    in altre parole: è la società e a cascata la squadra a dover dare sicurezza a me tifoso e non il contrario, e questo lo ottieni non solo con le vittorie ma con prestazioni dignitose con le big (e qui ci siamo) e autoritarie con le piccole (e qui non ci siamo per niente) anche se queste ti aggrediscono, corrono come dannati e partono a manetta.
    È così che ci si conquista il rispetto di avversari e tifosi.
    Per altre 4-5 stagioni a meno di exploit straordinari la CL è off limits, possono sfruttare questo tempo per lavorarci, e non fare drammi se qualche volta si arriva secondi in campionato

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