Quel Derby di novembre…

In questi giorni nefasti (Atalanta, Helsinki, Roma, Sassuolo) si potrebbe tranquillamente e facilmente cavalcare l’onda della rabbia, del dissenso, della contestazione verso chiunque sia parte del Torino Fc di oggi, dal presidente Cairo che ha sostituito nella sua “auto” due ruote performanti come Immobile e Cerci con dei ruotini di “scorta” tenendosi in tasca i “soldini” guadagnati, a Petrachi che, quest’anno, a parte Bruno Peres, non ha indovinato un acquisto, a Ventura così sicuro e presuntuoso da trovare sempre, alle sue sconfitte, capri espiatori: la squadra che non interpreta la gara come lui indica, l’ambiente, la tifoseria ostile e bla bla bla, senza mai assumersi una, che sia una colpa. Ma tant’è.

Questo è il Torino Fc di oggi e lo sarà per lungo tempo ancora, perché all’orizzonte sembra non esserci un magnate pronto a sostituire l’imprenditore alessandrino-meneghino e lui non sembra aver nessuna intenzione di passare la mano. La mediocrità ci attanaglia e oggi il 7° posto dello scorso anno sembra sempre di più solo frutto di un caso, in questi quasi 10 anni di mediocre era-Cairo, tra salvezze all’ultima giornata, retrocessioni, serie B e promozioni.

Oggi invece vi voglio parlare di un derby di novembre, come quello che arriverà domenica. Esattamente il derby del 17/11/1991, Juventus-Torino 1-0.

Il Toro di Borsano, Moggi e Mondonico, di Scifo, Lentini, Casagrande, Martin Vazquez e tanti altri buonissimi giocatori. Un Toro non paragonabile all’odierno, chiaramente, per parco giocatori e società. Una squadra che arrivò terza in classifica a fine stagione, che disputò la finale di Coppa Uefa con l’Ajax perdendola senza perdere sul campo (2-2 e 0-0). Insomma un’altra storia.

Quello che ci lega al ricordo di quel derby è solo il periodo e il fatto che anche quel derby si giocò dopo una gara europea, Boavista – Toro che finì 0-0, risultato che permise ai granata di passare il turno vincendo 2-0 in casa al ritorno, con reti di Lentini e Annoni, in un gelido mercoledi sera d’inverno con soli 4 gradi. Giovedi ci sarà Toro-Bruges a decidere il destino dei granata in Europa League.

Quel derby del 17/11/’91 venne dopo quattro pareggi consecutivi, 1-1 in casa con la Roma, 0-0 a Parma, 0-0 in casa con l’Inter e appunto lo 0-0 in Portogallo nella Coppa Uefa.

Il Toro scese in campo orfano di Scifo e Casagrande e al loro posto giocarono titolari Mussi e Bresciani. La juve in formazione titolare con gli allora beniamini Baggio e Schillaci, con gli stranieri tedeschi Reuter e Kohler e il brasiliano Julio Cesar, e il Trap in panchina.

I derby dell’anno precedente avevano visto un pareggio per 1-1 (il famoso derby della neve giocato di lunedi pomeriggio) e la vittoria del Toro per 2-1 (Policano e autorete di Fortunato, a quel tempo ancora in maglia gobba). La juve aveva quindi un po’ il dente avvelenato e voleva vincere per risarcire i propri tifosi anche della mediocre annata precedente finita col sesto posto e senza Europa dopo tantissimi anni.

Fu subito chiaro che il Toro avrebbe sofferto. Scifo e Casagrande non erano facilmente sostituibili e le motivazioni bianconere erano probabilmente più forti. Mondonico affidò Schillaci ad Annoni, Baggio a Fusi e Casiraghi a Pasquale Bruno.

La partenza a tutto gas della juve mise all’inizio in difficoltà il Toro. Se Fusi e Annoni riuscivano comunque ad arginare Baggio e Schillaci, Bruno faceva una fatica enorme a tenere un motivatissimo Casiraghi.

Nel giro di 16 minuti, Casiraghi e Bruno se le diederono di santa ragione. Due falli importanti di Casiraghi sul granata e tre molto duri di Bruno sul bianconero. Ad essere ammonito dal direttore di gara livornese Ceccarini (mai fortunato nell’arbitrare il Toro) fu solo il granata, all’8’ di gioco per un fallo che c’era ma neanche fischiato, in quanto lo stesso arbitro diede la norma del vantaggio alla juve per poi, una volta terminata l’azione, tornare sui suoi passi e punire Bruno col cartellino giallo.

16 minuti. Già. Tanto durò la partita di Pasquale Bruno. Il secondo giallo al granata arrivò per una presunta gomitata, mai chiarita da nessuna moviola, che Bruno appostato in barriera avrebbe assestato a Casiraghi che si gettò a terra rantolante come morso da una tarantola. Dei 5 falli menzionati prima, di sicuro questo era il più dubbio ma venne comunque sanzionato.

La juve era già in vantaggio da 5 minuti. All’11’ proprio lo stesso Casiraghi di testa su un bel cross di Alessio (l’attuale vice-allenatore di Conte) aveva portato in vantaggio i bianconeri e probabilmente il focoso Bruno non aveva digerito lo smacco.

Tornando alla seconda ammonizione e conseguente espulsione di Bruno, dagli spalti ci accorgemmo che il granata era rimasto incredulo alla decisione dell’arbitro, come a dire: “non ci hai ammonito quando ci siamo picchiati, ora che non l’ho neanche sfiorato mi butti fuori?” A seguire, Bruno, preso dal raptus dell’agonismo stracittadino, venne fermato a stento dai compagni mentre minacciosissimo inveiva contro Ceccarini. Portato a stento verso l’uscita dal campo, come un invasato, tornò sui suoi passi, rischiando di arrivare a contatto con l’arbitro. Lentini con tutta la sua forza lo spinse fuori. Tutto questo costò a Pasquale Bruno 8 (otto giornate di squalifica).

Il primo tempo si chiuse con la juve a controllare il gioco e pochi palloni giocabili per i granata.

Ma non è finita qui. Passarono 5 minuti della ripresa e il Toro restò in 9. Policano, altro focoso cuore Toro, involandosi sulla fascia sinistra, subisce un fallo in scivolata ancora da Casiraghi. Ma invece di rantolare a terra come i bianconeri, il numero 3 granata si fa giustizia da solo e da terra sferra un calcio in testa a Casiraghi. Gesto che provocò un punto di sutura al bianconero con annesso sfregio da tacchetto e espulsione al granata pagato con ben 5 giornate di squalifica.

Al contrario di tutti coloro che non c’erano e che potrebbero ipotizzare da adesso in poi un assedio bianconero alla porta dei granata rimasti in 9, la juve decise di giocare di rimessa, attendendo il Toro e ripartendo in contropiede con Baggio e Schillaci. Tre occasioni per l’attaccante siciliano mandate alle ortiche e udite udite, tre per il Toro per pareggiare. Una con Bresciani che defilato in area sulla sinistra a 5 metri da Tacconi manda fuori di piatto e due con Martin Vazquez (si esaltava nei derby), di cui una dopo azione solitaria in dribbling e seguente tiro mezzo metro fuori dal palo alla destra del portiere bianconero. Il Toro attaccò in 9 fino all’ultimo minuto con Trapattoni che addirittura all’88’ sostituì Schillaci con il giovane Conte (si proprio lui) al debutto in maglia bianconera. Per il coraggio mostrato, le cronache cartacee e video esaltarono l’atteggiamento offensivo dei granata nonostante i due uomini in meno.

Ma naturalmente ciò che saltò maggiormente alle cronache furono le due espulsioni di Bruno e Policano. Tutti a condannare i due giocatori granata. Ci mancava solo che qualcuno invocasse la Santa Inquisizione. Se ne sentirono di cotte e di crude e la pena di 8 e 5 giornate per i due granata fu il naturale epilogo.

A distanza di qualche anno, Bruno disse che in quei 16 minuti che rimase in campo, furono i continui battibecchi con Casiraghi a causare quei falli, che Casiraghi non era certo un santo martire e a riguardo dell’occasione della seconda ammonizione, disse di aver allargato il braccio ma di non aver mai colpito il bianconero. Policano non giustificò il suo gesto, disse solo che Casiraghi in quel derby, nonostante i suoi falli, non ricevette neanche un’ammonizione.

Quel Toro, che arrivava già da tre pareggi in campionato, colpito psicologicamente dagli eventi di quel derby, non riuscì a vincere ancora per un mese. Tornò alla vittoria il 15 dicembre in casa contro la Fiorentina, battendola 2-0 con reti di Lentini e Scifo. E prima di allora il successo mancava dal 6 ottobre, contro il Foggia di Zeman, 3-1 con le reti di Policano, Scifo e Lentini.

Questo per dire che da sempre, il derby, a Torino e soprattutto per il Toro, ha deciso le sorti di una stagione. Quelle 7 gare consecutive senza vincere (5 pareggi e 2 sconfitte) permisero comunque al Toro di arrivare terzo a fine campionato e anche di battere 2-0 la juve nel derby di ritorno il 5 aprile ’92 con una splendida doppietta di Casagrande su doppio assist di Martin Vazquez, ma chissà dove sarebbero potuti arrivare i granata quell’anno con qualche vittoria in più in quelle sette gare…

Mancano pochissimi giorni ad un nuovo derby che il Toro non vince dall’aprile del 1995 e nel quale non pareggia e non segna dal marzo del 2002. E’ vero che in questi 20 anni siamo stati parecchio anche in serie B, ma ciò non giustifica il fatto che sia tanto, troppo tempo che non si vinca e addirittura non si segni un gol in un derby.

La squadra vista quest’anno sembra la vittima sacrificale di una juve in formissima. I bianconeri hanno segnato sette gol al Parma e tre alla Lazio nelle ultime due gare di campionato, senza subire neanche un gol. Al contrario il Toro non vince e non segna in campionato dal 29 ottobre (1-0 col Parma) e nelle ultime 4 gare, Atalanta in casa, Helsinki e Roma in trasferta e Sassuolo in casa, ha raccolto un solo misero punto, coi bergamaschi, segnando 1 solo gol (in Europa League ad Helsinki) e subendone 6.

E allora i ricordi diventano brutti e vanno al 3 dicembre 1995, il giorno dell’89° compleanno del Torino Calcio, al 5-0 bianconero con Sonetti in panchina e con Cravero, bandiera granata, che dalla panchina viene fatto entrare sul 4-0, con conseguente esonero del tecnico piombinese e retrocessione a fine stagione. O ad un altro brutto ricordo, stagione 2002/2003, il 17 novembre del 2002 che sancì un 4-0 gobbo in una stagione anch’essa poi finita con la retrocessione.

Ci auguriamo, naturalmente, che non sia così. Ci auguriamo che il Torino Fc di Cairo faccia il TORO, come mai successo finora nei derby. Ci auguriamo di vedere quel “Tremendismo Granata” che nelle stagioni in serie A, da quando c’è Urbano Cairo, non si è mai visto.

Il Toro di oggi è una società, una squadra, che sembra non avere ambizioni, sembra non avere “fame”. Sembra “campare” di ciò che questa gloriosa società è stata un giorno, tanti anni fa. Nelle stagioni in serie A, nè Cairo, nè Petrachi, nè Ventura, ma neanche Zaccheroni, De Biasi e Novellino, sono riusciti a spronare questi giocatori in maglia granata a buttare il cuore oltre l’ostacolo, a farci vedere il proverbiale “Cuore Granata” che i loro giocatori, avrebbero dovuto e dovrebbero avere in gare come queste, come lo è un derby.

Se, nonostante si chiami Torino Fc, il TORO esiste ancora e davvero, allora è venuto il momento di dimostrarlo. Non basteranno più le parole, non basteranno più le lamentele e le giustificazioni del tecnico, Ds e Presidente. In campo servirà il TORO, solo il TORO e solo per quella splendida e unica maglia color GRANATA, faremo il tifo. Una maglia senza nomi, senza improbabili giustificazioni del mister, senza chiacchiere del Ds, senza proclami del Presidente.

SOLO IL TORO, SOLO LA MAGLIA. FVCG!

Comments

  1. Franco says

    Tutto vero quello che dici; io ho 44 anni e quei tempi li ho vissuti allo stadio. Sono del Toro praticamente dalla nascita ,ho avuto la fortuna di vedere e gioire soffrire partite ma sopratutto amare calciatori che davano tutto in campo: Galbiati,Beruatto,Dossena,junior,Ciccio Romano,Annoni Policano Bruno,quindi tutti i ragazzi del Filadelfia ultimi Rizzitelli e Asta poi il vuoto… Triste dimenticare tanti altri. Ma dove è finita la grinta la corsa sue fasce che riempie il petto e ti fa’ esplodere? Forse Cerci con il Genoa mi ha fatto riassaporare queste sensazioni. Concludo tristemente dicendo al presidente Cairo che potrà fare i suoi interessi ma io il Toro c’è l’ho nel DNA ma il mio Toro non il suo! FVCG sempre!!

  2. vincenzo vaccari says

    bellissimo articolo…io che ho una certa età mi ricordo tanti altri derbj altrettanto emozionanti e bellissimi…purtroppo dopo il compianto Pianelli non abbiamo avuto più fortuna con i vari presidenti…comunque non dimentichiamoci cosa era il Toro quando l’ha preso Cairo.Questo lo dico per un senso di riconoscenza verso chi in quel momento cmq ci ha salvato da una fine definitiva.

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