12 anni, 1 giorno e una farsa

Sono passati 12 anni, e un giorno, da quando la Juventus raggiunse, per l’ultima volta, le semifinali di Champions League. Era la Juventus di Buffon, Nedved, Del Piero, Trezeguet e tanti altri campioni. Era una Juventus che nella classifica dei fatturati si posizionava al secondo posto. Poi tutti sappiamo come andò a finire e molti di noi preferiscono non ricordare oltre.

La Juventus torna in semifinale 12 anni dopo ma non si tratta, in questo caso, di un mero dato statistico. Quando accadrà all’Inter, per dire, non ci saranno altre considerazioni da fare se non quella di ricordare che, dopo tot anni, dopo centinaia di milioni di euro dissipati e svariati fallimenti sportivi e non, la squadra milanese è (sarà) tornata tra le grandi d’Europa.

Per la Juventus la riconquista di un posto tra le 4 grandi d’Europa va oltre i risultati sportivi deludenti (per quanto riguarda l’Europa, ovviamente).

Per la Juventus il ritorno tra le grandi 4 è un risultato storico perché arriva a nove anni dalla farsa di Calciopoli. Una farsa con la quale i veri poteri forti del calcio italiano, approfittando del vuoto di potere (e della confusione mentale o la malvagità, a seconda delle opinioni) venutosi a creare in casa Agnelli dopo la morte di Giovanni e Umberto, hanno provato a distruggere l’unica squadra italiana che sapeva vincere, fatturare e tenere i conti in equilibrio, senza che la proprietà mettesse mano al portafogli ogni anno come, invece, capitava a Roma, Lazio, Inter, Milan, Parma e Fiorentina (e in alcuni casi anche sulle spalle di persone che con il tifo non c’entravano nulla, vedi casi Tanzi e Cragnotti).

Una farsa che però non ha portato alla distruzione della più grande società di calcio italiana di sempre (e non ammetto discussioni, cit. Caressa) ma alla quasi scomparsa del calcio italiano.

La Juve è risorta e le altre, invece, sono sommerse dai debiti e dai fallimenti sportivi in attesa di quelli finanziari. L’Inter è passata (ma sarà proprio vero?) dalle mani del Grande Signore e Gentiluomo Moratti a quelle di Thohir che di comprare Messi sembra non avere intenzione. Berlusconi sta trattando con i cinesi per la cessione del Club più titolato del mondo. La Roma è costata ai Sensi un impero economico e la nuova proprietà non sembra avere feeling con i tifosi.

4fe37a28-d9e4-473e-8c0b-8a92786f435d_500La Juve è risorta perché è tornata a dominare in Italia. Sono quattro anni che lo scudetto fa capolino a Torino. Chi a Luglio scriveva: “Voi Allegri, noi di più” ora ha perso completamente la voglia di ridere.

Però non è stato un processo indolore. La Juve è passata per i campi di Rimini in Serie B e per i due settimi posti consecutivi; fino all’onta di diventare quasi “simpatica” agli occhi di chi l’ha sempre odiata e invidiata.

La Juve è passata dal secondo al decimo posto nella classifica dei fatturati.

La Juve è passata dal potersi permettere i giocatori più forti che c’erano sul mercato al doversi “accontentare” di scommettere su semi-sconosciuti giovani o meno giovani da lanciare in prima squadra (da Pogba a Vidal), oltre a riempire la rosa con l’esperienza di grandi campioni considerati finiti come Pirlo, Tevez ed Evra. Ma i giocatori più forti del mondo ora militano nel Real, nel Barcellona, nel Bayern, nel Chelsea, e quando si scatena un’asta attorno ad un giocatore, di fronte ai 30/40 milioni che inglesi e spagnole possono calare sul tavolo, la Juve non può che battere in ritirata.

La Juve è passata dall’essere gestita da Moggi, Giraudo e Bettega all’essere guidata da un Presidente molto simpatico (Cobolli Gilli) e da un DS che fino al giorno prima telefonava ai giocatori per comunicare orari e luoghi di ritrovi e che aveva come maggiore responsabilità quella di comunicare i giocatori da sostituire al quarto uomo. Chi ha messo al vertice della Juve (e sappiamo chi è stato…) Blanc, Cobolli Gilli e Secco dovrebbe quantomeno recitare il mea culpa pubblico.

Però la Juve è risorta, nonostante tutto.

La Juve è risorta e ora cerca di colmare il gap, tecnico e di fatturato con le grandi d’Europa. Un’impresa impossibile, ancor più che arrivare tra le prime quattro in Champions League laddove invece non ci sono Chelsea, Arsenal, City, United, PSG e molte altre ricchissime squadre.

Perché la Juve deve fare i conti con il contesto nazionale in cui vive.

Con chi comanda in Figc e Lega che pensa solo ai propri interessi senza avere nessuna visione di lungo periodo.

Con un clima mediatico ostile che rasenta la comicità (vedi commento scandaloso di Piccinini e De Gennario in Monaco – Juventus).

E con la mediocrità dell’Italia del XXI secolo che, al cospetto dell’Europa, non può far altro che perdere.

Però noi oggi siamo Allegri. Voi?

 

Comments

  1. Carlo Bigatto says

    Grande orgoglio per questa squadra, per questo allenatore e per questa dirigenza che si sono meritati un risultato inaspettato. Possiamo finalmente dire di essere tornati, anche in Europa.
    Un grazie speciale va ad Andrea Agnelli per averci riportato dove meritiamo grazie ad una gestione oculata e da grande manager degna del padre, il grande Umberto.
    Peccato per l’eterna contraddizione che ci porteremo dietro a vita: non riuscire a perdonare chi ha ordito contro la Juve e non l’ha difesa come avrebbe potuto fare e al momento stesso esaltarci per chi ci ha fatto rinascere; sapendo tuttavia che si tratta delle stesse persone…

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