Il mercato low-cost del presidente Cairo

cairoMancano quattro giorni all’inizio del campionato e ironia della sorte, la prima giornata regala al Torino, subito uno scontro contro una diretta concorrente per la salvezza. Parlare di spareggio alla prima di campionato, è ridicolo, però le impressioni che questo calciomercato ha destato in tutto l’ambiente, fanno pensare che a giocarsi la permanenza in serie A siano proprio Torino, Sassuolo, Verona, Livorno e Genoa.  Le altre come Parma, Bologna, Atalanta, Sampdoria, Chievo e Cagliari sembrano lontane un abisso, forti di una gestione di continuità che permette a queste squadre di non cambiare troppo ogni anno, provando sempre a migliorare senza snaturarsi.

Il mercato del Torino è stato fin dal principio incentrato sul cambiamento, con la rinuncia a capitan Bianchi, Santana, Birsa, Jonathas e la cessione di Ogbonna, a cui sono succedute quelle meno dolorose di Di Cesare, Stevanovic e Diop e le sentenze  del calcioscommesse che hanno privato la squadra di Gillet in via definitiva e di Gazzi e Barreto fino ad ottobre. Serviva un lavoro meticoloso per ricostruire una squadra che era stata confermata quasi per intero lo scorso anno, col valore aggiunto di Cerci acquistato proprio al termine del calciomercato 2012, e inspiegabilmente smantellata per metà questa estate e invece, nonostante l’inizio del mercato  sia stato promettente, con il riscatto delle comproprietà, la cessione di Ogbonna ad un prezzo assurdo, e i primi acquisti di Immobile, Farnerud e Bellomo che avevano fatto ben sperare  tifosi e sostenitori, ci si ritrova a pochi giorni dall’inizio del campionato con una formazione incompleta, con diversi ruoli scoperti, primo fra tutti quello del portiere che costringerà il Torino ad esordire con Padelli tra i pali, nella delicatissima sfida casalinga col Sassuolo.

Per tutta l’estate sono stati affiancati al Toro moltissimi giocatori, anche buoni, che hanno fatto letteralmente sognare i tifosi, anche quelli più avversi storicamente al presidente Cairo: Maxi Lopez, Derdiyok, Ghoulam, Emeghara, Hernandez, Viviano, Amelia, Nocerino, Ziegler, ecc. Ovviamente di tutti questi nomi, nessuno è arrivato, è il motivo è sempre il medesimo: non sono giocatori low-cost e al presidente Cairo non piacciono! Il mercato granata infatti, nonostante la cessione milionaria, quasi fuori mercato di Ogbonna, è stato all’insegna del risparmio, ed ecco infatti acquistato, solo per citarne uno a caso, Farnerud, giocatore di 29 anni, in modo quanto meno discutibile, perché se alla soglia dei 30 anni nessuno in Italia e nell’Europa che conta, si era mai accorto dello svedese, forse un motivo ci sarà pur stato, e invece il Mago Petrachi ha scoperto un talento dal nulla e lo ha portato tra mille difficoltà a Torino.

Incomprensibile anche l’acquisto in comproprietà con l’altra squadra di Torino di Immobile, perché se il giocatore napoletano è stato preso per sostituire Rolando Bianchi, la fiducia della proprietà avrebbe dovuto essere illimitata nei suoi confronti, a tal punto da giustificarne l’intero acquisto del cartellino e non solo la metà. Ma ovviamente, sempre nell’ottica del low-cost, si è sostituito il giocatore più rappresentativo della squadra con la metà di un giocatore che non ha ancora dimostrato nulla in serie A. Viene legittimo chiedersi: ma il Toro, crede o non crede in Immobile, e se non ci crede, perché ha sostituito una certezza come Bianchi con un giocatore in cui crede solo a metà? Semplice per risparmiare!

Così come per risparmiare qualche centinaia di migliaia di euro si è lasciato sfuggire Ghoulam, e probabilmente anche Derdiyok, che potrebbe aver fatto quelle dichiarazioni sui granata soltanto perché dopo un mese di trattative non si è riusciti a trovare l’accordo economico per pochi euro. Anche Maxi Lopez sembra ormai perso definitivamente, perché dopo due misere offerte rifiutate da Pulvirenti, si è preferito puntare nuovamente al low-cost con l’acquisto di Larrondo.

La spesa più onerosa fatta dal presidente, risulta a tutt’oggi quella del riscatto della seconda metà di Cerci dalla Fiorentina, perché gli altri acquisti, ovvero quelli di El-Kaddouri, Moretti, Bovo e Maksimovic sono da discount del calcio e difficilmente potranno rappresentare un valore aggiunto per una squadra impoverita dalle cessioni illustri di Bianchi, Santana, Birsa, Ogbonna e la squalifica di Gillet. Tra tutti sembra che il solo Bellomo possa essere un acquisto azzeccato.

Come ogni anno il Torino arriva agli ultimi dieci giorni di mercato con l’acqua alla gola,  alla ricerca del l’affare dell’ultimo minuto, dimostrando di non aver imparato nulla da otto anni di gestione fallimentare del presidente Cairo. Si giocherà la prima di campionato senza un portiere da serie A, senza un vero regista, senza una punta decente da affiancare ad Immobile, senza un esterno sinistro, con la situazione di D’Ambrosio, che sembra somigliare sempre di più a quella appena conclusa di Bianchi. Il Toro, come sempre, è alla ricerca delle rimanenze di magazzino delle altre squadre, quei giocatori tanto cari al presidente perché a basso costo, come quei contratti che si depositano alle 18.55 dell’ultimo giorno di mercato.

Per non parlare dell’ultima presa per i fondelli che la triade (Cairo, Petrachi e Ventura) sta provando a rifilare al popolo granata, ovvero quella di Maresca, che è assurda non solo perché il giocatore non è sicuramente amato dalla tifoseria per quel gesto fatto nel derby del 2002, ma ancor di più, per il fatto che lo stesso non  sembra un giocatore in grado di spostare gli equilibri di una squadra e soprattutto è stato messo ai margini dalla Sampdoria di Delio Rossi (uno che di calcio qualcosa ne capisce) proprio perché non rappresenta alcun valor aggiunto per i blucerchiati e di conseguenza come può rappresentarlo per il Toro?

I tifosi del Toro ormai sono abituati al mercato deficitario del presidente, sono abituati agli acquisti a basso costo, alle comproprietà, ai prestiti, alle squadre raffazzonate e costruite senza mai un progetto, ma certamente l’operazione simpatia di Maresca non può passare inosservata e comunque vada, scava un solco sempre più grosso tra il popolo granata e questa dirigenza, troppo lontana dalla sua gente.

 

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