Caro Sinisa ti scrivo…

Caro Sinisa ti scrivo…

Ho assistito al derby sabato sera e volevo dirti alcune cose. Ero tra coloro che spingevano perché tu l’estate del 2016 potessi liberarti dal contratto col Milan e arrivare da noi, al Toro, dove la tua grinta e la tua determinazione ci avrebbero rifatto sentire il riappropriarci dell’identità granata sopita da 5 anni di limbo Venturiano. Ho notato con piacere come ti calasti nella nostra storia, nei nostri colori e nella nostra maglia. Col piglio sicuro di essere a conoscenza di essere al cospetto di una importante storia calcistica, della leggenda granata e della maniacale ossessione di noi tifosi ad esaltarci e deprimerci facilmente. Le tue parole sono sempre state fino a venerdi sera, quelle che avrei voluto sempre sentire dal dopo Mondonico ad oggi, dal mister del Toro. Qualcuno tempo fa ti regalò anche un colbacco perché ricordavi un certo grande Gustavo Giagnoni che nel suo periodo di panchina da noi (primi anni 70) era cosi granata da avere il coraggio di mollare un pugno a Causio che lo aveva preso in giro per un gol in un derby… Ho ammirato, seppur con la tua stessa rabbia, il modo di far capire ad un arbitro, durante il derby di ritorno della scorsa stagione, che in quelle partite, le decisioni sono sempre contro di noi e mai a favore e che solo con un’ingiustizia (il secondo inesistente cartellino giallo ad Acquah) i gobbi avrebbero potuto recuperare lo svantaggio che Ljajic gli aveva disegnato nel “sette”. Ho notato la tua determinazione questa estate per fare in modo che Cairo e Petrachi ti accontentassero, per quanto loro possibile, nel darti la squadra che volevi, fino all’ultimo, fino a quei 20 milioni spesi per Niang, un giocatore che ammiri, che avevi rigenerato al Milan e che hai fortemente voluto al Toro, seppur finora, dopo 6 partite, abbia solo dimostrato di essere completamente fuori condizione. E forse qualche milione in meno speso per Niang ti avrebbe anche consentito di avere un centrocampista valido in più che in questa rosa manca come il pane…

Ora vengo all’oggi Sinisa mio. Venerdi ho letto attentamente le tue parole in conferenza stampa pre derby: “Walt Disney diceva: se sogni, puoi farlo. Noi vorremmo realizzare il nostro sogno…il calcio è passione ed emozione…Questa è una sfida tra popolo e padroni, tra passione e ragione, tra colori e bianco e nero… Nessun altro derby ha così grande differenza di storia e Dna come queste due squadre…Per vincere allo Stadium bisogna non avere paura, giocare con gli attributi…Noi dobbiamo giocare da Toro… L’anno scorso abbiamo giocato per 40 minuti in 10 e solo così loro hanno potuto pareggiare all’ultimo minuto di recupero.”

Parole che mi hanno caricato come una molla. Ho anche scritto sui social: “Quando hai in panchina uno così, puoi anche perdere, ma di sicuro esci dal campo che hai dato l’anima”

Ho perfino creduto, leggendo la formazione mezz’ora prima della partita, che il tuo ostinarti a mettere in campo il 4-2-3-1 anche con i “primi della classe” era una prova in quanto credevi nei tuoi giocatori, in quello che avevi preparato per questa partita, nella tua convinzione di poterla vincere.

Ci ho messo pochi minuti a capire che, in realtà, tutta questa adrenalina, il tuo modo di essere, di fare e dire, i nostri giocatori in maglia granata, l’avevano probabilmente bruciata in quei 3 giorni di preparazione, arrivando praticamente “scarichi” al momento top. Ho visto Belotti, Ljajic, Iago Falque e, soprattutto Niang (quelli che dovrebbero essere i nostri top-player) senza il “sangue agli occhi” (metaforicamente parlando) che un giocatore del Toro dovrebbe avere in un derby e ho visto Rincon, che era stato tra i migliori nelle prime 5 giornate, almeno per dedizione, perdere distrattamente e clamorosamente una palla poco fuori area e consentire a Dybala di bucarci come cucchiaino in un budino. Ma prima ancora ho visto “quelli la” con la determinazione e la grinta che avremmo dovuto avere noi, pressarci e attaccarci su ogni palla che giocavamo. Ho visto il nostro centrocampo andare quasi subito in affanno, con Rincon e Baselli a rincorrere chiunque lì in mezzo. Ho visto De Silvestri e Ansaldi arrancare su Douglas Costa e Cuadrado e non riuscire quasi mai a proporsi in avanti. Senza dimenticare che hai messo in campo una difesa completamente inedita: De Silvestri, N’Koulou, Lyanco Ansaldi, che non avevano mai giocato insieme finora, schierandola in un Derby…  Tutto questo, sia chiaro, per 24 minuti, ovvero quelli che abbiamo giocato 11 contro 11, perché dopo l’espulsione di Baselli, siamo praticamente scomparsi dal campo, dopo essere già stati in enorme difficoltà e sotto di 1-0.

E’ naturale che non dimentico che, anche stavolta, e per la terza volta consecutiva, sono i cartellini a decidere un derby. Il primo giallo a Baselli è inesistente. Come si fa ad ammonire un giocatore dopo 10 minuti di gara, al primo fallo, per una spinta nella trequarti campo che sbilancia e fa cadere Dybala? E se questo è il metro di giudizio per estrarre un cartellino, perché il giallo non è uscito per Cuadrado che scalcia Niang che riparte dopo avergli tolto la palla (era ancora 0-0), ne per Pianjc che atterra Belotti (già sull’1-0 e già in 10) scalciandolo al limite dell’area? Noi, dal ritorno in A ormai, i derby li dobbiamo giocare contro la juve e contro l’arbitro. I cartellini volano a iosa per noi e restano in tasca quando si tratta di loro. Anche questo la dovrebbe dire lunga su quanto questa società conta nella serie A, ma questo è un altro discorso, vero Cairo?

Ma torniamo a noi Sinisa… Dopo aver smadonnato nel vedere il Toro in 10 sommerso dai bianconeri, ti sento parlare in Tv alla Domenica Sportiva. Sono le 23.10 di un sabato sera. Mi aspetto che tu dica: Ho sbagliato, abbiamo sbagliato, tattica e approccio alla gara e forse i giocatori erano troppo carichi prima dell’incontro e completamente scarichi al momento decisivo. Chiediamo scusa ai tifosi promettendo di riscattarci già dalla prossima partita e di giocare un derby diverso al ritorno.  Invece no. Eccoti parlare:

“La juve ha meritato di vincere perché ha giocato da subito attaccandoci e mettendoci in difficoltà, anche se noi, nei primi 10/12  minuti, abbiamo avuto due palle gol (!?) con Ljajic (tiro in curva, dico io) e  Iago Falque (che per portarsi la palla dal destro al sinistro si è fatto mestamente recuperare dal difensore a pochi metri dalla porta, dico io). Poi l’espulsione di Baselli ha compromesso quello che avevamo preparato e da quel momento la partita ha avuto un’altra storia.” Interviene Eraldo Pecci (cuore granata, che in carriera a giocato nel Toro scudettato di Pulici, Graziani, Zaccarelli e Claudio Sala, ma anche con Bulgarelli, Maradona, Careca, Antognoni, Socrates etc..) che ti da del “lei” e ti chiede: Mister, ma lei ha impostato questa partita per vincerla attaccando da subito o cercando di controllare e sfruttare le eventuali occasioni?” Sinisa: “Noi giochiamo sempre per provare a vincere. Io non imposto mai le partite per controllarle… Pecci: “Questa sua risposta mi porta allora alla seconda domanda: il 4-2-3-1 è un modulo che lei adotterà anche giocando contro Napoli, Inter, Milan e Roma?” Sinisa: “Noi giocheremo sempre col 4-2-3-1, con chiunque. E con chiunque cercheremo di imporre il nostro gioco. E poi… SPERO LEI CAPISCA DI CALCIO… ma noi, anche oggi, finchè siamo stati in 11, in fase difensiva facevamo il 4-5-1…Non siamo mai rimasti scoperti (?!) nelle marcature, ognuno sapeva come coprire la sua zona di campo… (?!) Conduttore della DS: “Mihajlovic ma lei ha capito con chi sta parlando? Sta parlando con Eraldo Pecci. Lei sa chi è Eraldo Pecci?” Pecci (sommessamente al conduttore): “Lascia perdere”. Sinisa: Si, certo, so chi è ALDO PECCI. Conduttore Ds: “Non ALDO, ERALDO”.  Pecci (un signore): “Dai, non importa, si sta parlando di calcio” Sinisa: “Si, si, si sta parlando di calcio, non volevo offendere, solo che spero che quando sento ste cose io stia parlando con chi il calcio lo capisce e va bene, Pecci sa di calcio, ma stavo spiegando che io faccio giocare cosi la squadra con tutti”. Saluti e Baci.

A parte aver offeso Pecci (un idolo della mia infanzia e oltretutto mio amico personale, non scherzo) ma tornando solo sulle questioni tecnico tattiche, ma come puoi affermare caro Sinisa, dopo aver visto stasera la tua squadra arrancare col 4-2-3-1 contro la juve, che anche contro Napoli, Inter, Milan e Roma, tu continuerai a proporci cosi? Con tutto il rispetto per gli attuali giocatori della “rosa” del Toro, ma come si può essere convinti di avere una squadra che può competere col 4-2-3-1 contro i centrocampi delle “grandi” del campionato? E’ chiaro che o sopravvaluti i tuoi giocatori o sei un enorme presuntuoso. Sono comportamenti al limite del “venturiano” quando l’immensa presunzione del Vate gli faceva dire che erano i giocatori a non eseguire bene in campo le sue istruzioni. Non era mai lui a sbagliare.

Sinisa, per favore, please, por favor, s’il vous plaît, molim (in serbo), non fare l’errore di sentirti il migliore di tutti, di far credere ai tuoi giocatori che se la possono giocare con tutti in qualsiasi caso, senza apportare nessun accorgimento ai normali e naturali gap tecnici che ci sono tra bravissimi giocatori e buoni giocatori e tra buoni giocatori e giocatori mediocri. Anche Ventura pensava che giocare coi soli De Rossi e Verratti in mezzo al centrocampo della Nazionale avrebbe arginato la Spagna… Fine scontata ancora prima di iniziare a giocare… Perfino Mourinho vinse il Triplete con l’Inter adattando la sua squadra ad ogni « big » che incontrava, ben sapendo di non avere la migliore rosa di tutta Europa e di sicuro non migliore di quella di Real, Barca e Bayern Monaco che eppure sconfisse coi giocatori che aveva (meritando o no, questa è un’altra storia, ma vinse). Senza parlare di grandi squadre, nel recentissimo passato, seppur con un’idea iniziale di 3-4-3, quel gobbo di Gasperini, lo scorso anno, ha portato l’Atalanta in Europa League adattando la sua squadra alle big che incontrava a volte aumentando il centrocampo passando al 3-5-2, al 3-5-1-1, al 3-4-1-2… A mio parere, non un segno di debolezza, ma un naturale e onesto modo di dire che, se i miei giocatori sono buoni ma non fuoriclasse, per raggiungere l’obiettivo li devo adattare alle difficoltà che mi si propongono. Ed essere mentalmente aperti, sempre calcisticamente parlando è, a mio parere, anche segno di competenza e consapevolezza.

Un consiglio Sinisa : La sfrontatezza non paga. La continua rabbia in panchina non paga. Il continuo caricare con ogni mezzo i tuoi giocatori può, in alcuni casi generare autostima, ma in altri, specie se caricati continuamente, portarli a esuberanze eccessive (vedi Baselli nel secondo giallo del derby) o a farli pensare troppo ad un incontro importante nei giorni precedenti alla gara, facendoli automaticamente arrivare scarichi al momento decisivo.

Continuare a farci credere che questa sia « la migliore rosa degli ultimi 20 anni del Toro » (detto da Petrachi e Cairo) non aiuta ne te, ne noi tifosi. Le false illusioni alla fine si pagano e si pagano amaramente. Il Toro può, potrebbe, arrivare in Europa League, certo, ma la duttilità tattica e mentale dei giocatori e dell’allenatore dovrà essere fondamentale per il raggiungimento dello scopo, di questo importante obiettivo. Farlo da presuntuosi e arroganti rischia di farci di nuovo perdere contatto con la realtà e di conseguenza con la classifica. Di solito dopo un derby perso così amaramente, fatichiamo sempre a riprenderci e ci vogliono tre o quattro partite per tornare a vincere. Domenica arriva l’Hellas a Torino. Non ha mai vinto finora. Restiamo coi piedi per terra Sinisa e non diamo agli odiati (ex gemellati) gialloblù l’occasione che aspettano di trovarci spenti e affranti. Il Toro può, deve farcela, ad arrivare in Europa. Scendiamo tutti dal piedistallo e dalle nuvole e torniamo a fare il Toro o saranno, ancora una volta « volatili per diabetici » (Lino Banfi docet). Forza Toro !

Comments

  1. says

    Caro Carlo Juinior sottoscrivo in pieno, parola per parola, un messaggio perfetto a Mihailovic che ha domostrato scarsa duttilità che è propria dei fissati del modulo. Questo lo porterà ben presto all’esonero e, purtroppo, il Toro fuori dall’Europa, se continuerà ostinatamente il masochismo tattico.

    Mario
    forza Toro

  2. ROBERTO says

    TOTALMENTE CONDIVISIBILE. 100% IN LINEA CON CARLO. POSSIAMO SOLO SPERARE CHE SINISA LEGGA O VENGA INVIATTO A FARLO DA UN VENERA QUALUNQUE PER ESEMPIO… E DIMOSTRI INTELLIGENZA OLTRE CHE ORGOGLIO. IN QUELLO KLUI MA SOPRATTUTTO NOI SIAMO MAESTRI E SECONDI A NESSUNO. SFT

  3. Costa Ignazio says

    Premetto che anch’ io, stufo della mediocrità di ventura, speravo in mihajlovic, facendolo l’ allenatore per temperamento ideale per le caratteristiche del Toro e del popolo granata. Ma oggi mi sto ricredendo e se dico ricredendo e solo perché spero in un comportamento più umile e intelligente da parte di mihajlovic, ma penso che avendo dimostrato tanta presunzione, e avendo ricevuto questi attestati di critiche, consigli e suggerimenti, non cambierà mai il suo modulo, e la sua testardagine. Credo che la colpa non sia tutta sua, ma, del sig cairo che spara la cazzata che questo è il toro più forte degli ultimi 20 , 30 40 anni. Cairo forse quando tu eri al fianco del berlusca, un tuo predecessore di nome Borsano, meno fortunato di te imprenditoriamente parlando, ti e sfuggita quella Signora squadra che mise su per quattro anni il tuo collega. Vattela a vedere e, poi mi dici se sei ancora di questa opinione

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